Finanziamento soci: la procedura

Finanziamento soci: la procedura

l finanziamento soci alla società deve seguire una precisa procedura al fine di non essere soggetto al versamento dell’imposta di registro. Oltre alla previsione statutaria il finanziamento deve essere comprovato da corrispondenza commerciale e scritture contabili.

L’apporto di liquidità dei soci alle società partecipate può avvenire a diverso titolo, passando dal prestito (quindi con previsione di restituzione sin dall’origine), per giungere al vero e proprio aumento di capitale (con relativa procedura notarile), con le ulteriori sfumature degli apporti in conto capitale o a copertura perdite, che restano acquisiti al patrimonio netto pur senza determinare la modifica dei patti sociali.

Finanziamento soci criticità – Certamente, la forma più frequente di inserimento di liquidità è quella del finanziamento soci, in relazione alla quale si possono evidenziare talune criticità:
  • momento a partire dal quale il socio può effettuare un finanziamento;
  • tipologia di remunerazione concordata: finanziamento fruttifero o infruttifero, e relativo problema della presunzione di onerosità del prestito prevista dalla norma fiscale;
  • possibilità di restituzione, in relazione alle cautele civilistiche esistenti;
  • possibilità di rinuncia al diritto alla restituzione, con relativi effetti fiscali.

Quando è possibile effettuare un finanziamento soci – La vigente normativa in tema di contrasto all’esercizio abusivo dell’attività del credito, consente ai soci l’effettuazione di finanziamenti alla società partecipata, alle seguenti condizioni:

  • il socio deve detenere almeno il 2% del capitale;
  • il socio deve essere iscritto come tale al Registro Imprese da almeno 3 mesi.

In presenza di tali condizioni il prestito è possibile, anche se nella pratica quotidiana si riscontra che gli apporti di liquidità spesso vengono effettuati direttamente al momento della costituzione della società.

Previsione statutaria – L’attività di finanziamento soci è una attività sottoposta ad una rigida regolamentazione al fine di contrastare fenomeni di riciclaggio e/o usura. Per questo motivo è opportuno prevedere questa pratica, già attraverso una apposita clausola all’interno dello Statuto sociale. La clausola ad esempio, potrebbe essere di questo tipo: La società potrà acquisire dai soci versamenti in conto capitale e/o finanziamenti, a titolo oneroso o gratuito, con o senza obbligo di rimborso, nel rispetto delle normative vigenti, con particolare riferimento a quelle che regolano la raccolta di risparmio tra il pubblico. Salvo diversa determinazione i versamenti ed i finanziamenti effettuati dai soci in favore della società devono considerarsi infruttiferi. E’ attribuita alla competenza dell’assemblea dei soci l’emissione dei titoli di debito di cui all’articolo 2483 c.c.”

Come possiamo vedere da questa previsione statutaria, non è obbligatorio che la società adotti una formale delibera assembleare per richiedere di volta in volta finanziamento soci. In ogni caso, appare opportuno ricordare che la delibera assembleare della società non è altro che un mero invito rivolto ai soci a finanziare la società, ma nessuno di essi può essere obbligato al finanziamento soci richiesto. Inoltre, la delibera di cui sopra è soggetta a registrazione in termine fisso con il pagamento dell’imposta di registro nella misura del 3%. L’unico caso in cui non è prevista l’applicazione dell’imposta di registro (o per meglio dire assoggettamento alla stessa solo in caso d’uso) ed è quando il finanziamento soci viene richiesto dalla società ai soci a mezzo di “corrispondenza commerciale“. In questo caso le lettere devono essere spedite senza busta al fine di dare loro data certa (si possono spedire anche per raccomandata, sempre senza busta al fine di certificare il contenuto). In alternativa è possibile altresì uno scambio di PEC.

Remunerazione del finanziamento soci– Come anticipato, la norma fiscale prevede l’esistenza di una presunzione di fruttuosità del finanziamento soci, presunzione che è possibile vincere mediante:

  • la creazione di documenti di corrispondenza commerciale con data certa, da cui risulti la gratuità;
  • l’apposita descrizione contabile che evidenzia l’infruttuosità.

Si ricorda che, al riguardo, non si ritiene valida l’assunzione della decisione in sede assembleare, anche perché ciascun socio decide in proprio e non si applicano le procedure di decisione collettiva.

Finanziamento soci nelle scritture contabili – Scongiurate, così, le possibili ricadute fiscali negative, le somme apportate potranno essere evidenziate nella contabilità della società come segue:

Banca C/c a Debiti per finanziamento infruttifero socio Xxx xxxxxxx

Con questa scrittura viene evidenziato il carattere infruttifero del prestito e allo stesso tempo è correttamente individuato il creditore, al fine di tenere conto della possibilità che il finanziamento sia effettuato in misure non proporzionali rispetto alle quote, piuttosto che siano state pattuite differenti scadenze di restituzione.

La restituzione del finanziamento soci – Il codice civile prevede una norma di tutela per i terzi, tesa a limitare il patologico fenomeno della sotto capitalizzazione delle società. Nel caso in cui il finanziamento soci sia stato effettuato in un momento in cui era necessaria una dotazione di capitale fisso, la restituzione dello stesso è subordinata all’avvenuto saldo delle altre passività aziendali, così che i terzi non possano essere svantaggiati. Ipotizzando, che il finanziamento sia avvenuto nell’immediatezza della costituzione e per importi rilevanti rispetto al capitale, si verificherà l’ipotesi della c.d. “postergazione”; in sostanza, il legale rappresentante non potrà restituire le somme (anche se negli accordi fosse diversamente stabilito), per non violare la norma di legge.

La rinuncia al finanziamento soci – L’ipotesi alternativa rispetto alla restituzione del finanziamento soci è quella della rinuncia del socio al diritto alla restituzione del finanziamento, intendendo gli stesso apportare tali somme a rafforzamento del capitale sociale. Anche in questo caso non si tratta di decisione riservata all’assemblea, poiché il diritto è esistente in capo ad ogni singolo socio. Qui sarà importante comprendere a quale titolo si intende rinunciare, in quanto sono possibili le seguenti alternative:

  • Versamenti in conto aumento di capitale – rappresentano una riserva di capitale, con un preciso vincolo di destinazione, la quale accoglie gli importi di capitale sottoscritti dai soci, in ipotesi di aumento di capitale scindibile, quando la procedura di aumento del capitale sia ancora in corso alla data di chiusura del bilancio;
  • Versamenti in conto futuro aumento di capitale – che rappresentano una riserva di capitale avente uno specifico vincolo di destinazione, nella quale sono iscritti i versamenti non restituibili effettuati dai soci in via anticipata, in vista di un futuro aumento di capitale;
  • Versamenti in conto capitale – che rappresentano una riserva di capitale che accoglie il valore di nuovi apporti operati dai soci, pur in assenza dell’intendimento di procedere a futuri aumenti di capitale;
  • Versamenti a copertura perdite – effettuati dopo che si sia manifestata una perdita; in tal caso, la riserva che viene a costituirsi presenta una specifica destinazione.

La corretta qualificazione, anche a livello contabile, appare assai importante in quanto determina l’inserimento nelle voci del patrimonio netto o dei debiti ed, inoltre, può determinare (nel caso in cui non tutti i soci abbiano provveduto in modo paritetico rispetto alla partecipazione) delle situazioni di vantaggio o di svantaggio a carico degli uni e degli altri. Il socio, per comunicare alla società la sua volontà di rinunciare alla restituzione del finanziamento effettuato potrà utilizzare una comunicazione del seguente tenore: “Con la presente comunico la mia intenzione di rinunciare al diritto alla restituzione del finanziamento infruttifero erogato in data ………. per un importo di €. ……….., destinando tali somme a: Versamento in conto aumento capitale; oppure versamento in conto futuro aumento capitale; Versamento in conto capitale; Versamento a copertura perdite“.

Al riguardo, va segnalato che  fiscalmente, invece, il Tuir prevede un trattamento differenziato che varierà dal prossimo anno 2016 riguardante la possibile sopravvenienza attiva derivante dalla rinuncia del finanziamento del socio infatti:

  • fino al periodo 2015, si prevede che l’eventuale sopravvenienza attiva derivante dalla rinuncia del socio (che, contabilmente, abbiamo detto non dovrebbe essere evidenziata) non sia tassabile;
  • dal periodo 2016, invece, si prevede che la rinuncia determini una sopravvenienza tassabile (a prescindere dal transito a conto economico, quindi con variazione in aumento nella dichiarazione dei redditi) per la quota eccedente il costo fiscalmente riconosciuto del credito in capo al socio, da attestare con apposito atto di notorietà.

Proviamo allora a comprendere cosa potrà normalmente accadere dall’anno 2016, nelle ipotesi usuali nelle quali il credito rinunciato deriva da un precedente finanziamento. Se, ad esempio, un socio rinuncia ad un credito di €. 100.000:  se fornisce alla società un atto notorio in cui attesta che il suo credito vale €. 100.000 (importo pari alla originaria erogazione), nulla accade in capo alla società; se, diversamente, il socio nulla attesta, sembrerebbe che la società debba operare una variazione in aumento per un importo di €. 100.000 nella dichiarazione dei redditi.

Fonte: FiscoMania

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